Le terapie basate sull’utilizzo di CAR-T (acronimo dell’inglese Chimeric Antigen Receptor T cell therapies) rappresentano strategie di ultima generazione, attualmente indicate per alcune forme di linfomi e leucemie, in cui i trattamenti di prima e seconda linea si sono dimostrati inefficaci. Nel campo delle patologie onco-ematologiche le terapie basate sull’applicazione delle CAR-T rappresentano un’ulteriore speranza per molti pazienti refrattari ai trattamenti terapeutici convenzionali. I linfociti T del paziente vengono isolati dal sangue periferico, modificati geneticamente (“ingegnerizzati”) e coltivati in laboratorio per essere poi re-infusi nel paziente stesso così da attivare la risposta del sistema immunitario contro la malattia.
Attualmente le indicazioni dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) per l’uso delle CAR-T comprendono: linfoma B diffuso a grandi cellule, linfoma B primitivo del mediastino, linfoma mantellare, linfoma follicolare, leucemia linfoblastica acuta. Negli ultimi anni, lo sviluppo di terapie CAR-T ha visto l’evoluzione di cinque generazioni di prodotto, ciascuna contraddistinta da innovazioni specifiche nella struttura e nella composizione del dominio di segnale intracellulare, volte a potenziarne l’efficacia, attivando il rilascio di citochine specifiche e stimolando così la proliferazione delle cellule T e della risposta immunitaria contro le cellule maligne.
Nel 2020, l’Asst Spedali Civili di Brescia ha ricevuto l’accreditamento come centro CAR-T dal Centro Nazionale Trapianti e da Regione Lombardia. Già dagli inizi del progetto, ogni singolo paziente trattato con l’ausilio delle terapie CAR-T è stato accompagnato e preso in carico 24 ore su 24 da una squadra multidisciplinare, chiamata Bio CAR-Team, composta da neurologi, anestesisti, infettivologi, ematologi, trasfusionisti, psicologi e specialisti di laboratorio.
Il Settore di Citofluorimetria del Laboratorio di Analisi Chimico-cliniche degli Spedali Civili ha promosso un approccio innovativo assistendo l’équipe clinica nel percorso terapeutico, dalla diagnosi della malattia fino alla valutazione della ricostituzione immunologica dei pazienti in remissione, passando per il monitoraggio dell’espansione e persistenza delle cellule CAR-T infuse nel paziente e l’identificazione precoce, grazie all’alta sensibilità della tecnica, di un’eventuale recidiva di malattia.
Tra gli aspetti che a livello scientifico suscitano particolare attenzione e in cui il contributo della citofluorimetria risulta fondamentale, ci sono lo studio dell’assetto immunologico del paziente al momento del prelievo delle cellule da manipolare, la qualità del campione ingegnerizzato da trasfondere, il quadro attivatorio delle cellule in rapida espansione (corrispondente alla fase di maggior rischio di un evento avverso immuno-mediato), l’espansione e la persistenza delle cellule CAR.
Da ottobre 2023 il Settore di Citofluorimetria ha potuto beneficiare di un finanziamento di 50mila euro da parte di Fondazione Spedali Civili Brescia che ha permesso l’attivazione di una borsa di studio biennale intitolata a Valentino Morbio dal titolo «Sviluppo e miglioramento dell’efficacia delle terapie basate sull’utilizzo di CAR-T in ambito onco-ematologico». Da maggio 2024 la biologa ricercatrice vincitrice della borsa segue la valutazione dell’assetto immunologico dalla diagnosi dei pazienti arruolati per trattamento CAR-T, al momento del prelievo delle cellule da ingegnerizzare e nel corso del follow-up post infusione delle CAR-T.
Nel corso del 2024 sono stati infusi 9 pazienti e lo studio in corso si prefigge l’obiettivo di ottenere informazioni sul prodotto ingegnerizzato da infondere, individuare parametri attivatori potenzialmente predittivi di un evento avverso, individuare precocemente eventuale recidiva o scarsa risposta del paziente infuso con CAR-T e monitorare il ripristino di un corretto assetto immunitario post terapia.
A febbraio 2024 l’Aifa ha autorizzato terapie CAR-T anche per il trattamento di mieloma multiplo in quarta linea (vale a dire dopo che il paziente ha già ricevuto tre trattamenti che non hanno avuto successo).
Questo progetto di ricerca è sostenuto da una borsa di studio Valentino Morbio

















